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Retention · Tema 9 · Video + articolo

Formi le persone… e poi se ne vanno?

Il problema non è quasi mai la formazione. È la coerenza tra ciò che insegni alle persone e ciò che l'azienda permette loro di fare.

Cristian Gobbi
Fondatore, InTrain-In Academy
Lettura: circa 6 minuti

Mi capita spesso di sentire questa frase: «Abbiamo investito tanto su quella persona. L'abbiamo formata. Le abbiamo fatto fare coaching. E poi se n'è andata.»

Capisco la frustrazione. Quando un'azienda investe su qualcuno, si aspetta che quella persona cresca dentro l'azienda, non che usi quella crescita per cercare spazio altrove. Però, dopo tanti anni nella formazione, mi sono fatto un'idea abbastanza chiara.

Il problema non è quasi mai la formazione. Il problema è la coerenza.

Se formi una persona sulla gestione del tempo e poi le chiedi di lavorare oltre ogni misura, qualcosa non torna. Se la mandi a un corso sulla qualità della vita e poi le scrivi di sabato, qualcosa non torna. Se le fai fare un percorso su delega e feedback, ma il suo responsabile non delega mai, qualcosa non torna.

Formare significa alzare le aspettative

Molte aziende chiedono alle persone di cambiare, ma non sempre sono disposte a cambiare il contesto in cui quelle persone lavorano. E allora succede una cosa prevedibile: la persona cresce, capisce di più, diventa più consapevole. E si accorge che l'ambiente intorno a lei non è disposto a fare lo stesso percorso.

LinkedIn, nel Workplace Learning Report 2025, indica la progressione di carriera come la motivazione numero uno per imparare. Quando le persone non avanzano, se ne vanno portando altrove le competenze.

L'hai resa più forte. Ma non le hai dato un posto in cui usare quella forza.

Gallup osserva che le aziende che investono in modo strategico nello sviluppo sono più profittevoli e due volte più capaci di trattenere le persone. La parola importante è «strategico»: la formazione deve essere coerente con cultura, leadership, ruoli, carriera e responsabilità.

Il contratto psicologico

Il caso più delicato è il coaching per la crescita. Prepari una persona a gestire persone e processi, scopri che ha potenziale, integri ciò che manca. E poi non succede nulla: niente responsabilità, niente autonomia, nemmeno una spiegazione onesta. Hai creato una promessa e non l'hai mantenuta.

In letteratura si parla di psychological contract: il patto implicito fatto di fiducia, crescita e reciprocità. Quando si rompe, le persone non sempre protestano. A volte fanno una cosa molto più semplice: se ne vanno.

Il pesce puzza dalla testa

Se chiedi ai collaboratori di imparare la delega ma i manager non delegano, il problema non è il collaboratore. Se chiedi assertività ma punisci chi parla chiaro, il problema non è il corso. Se chiedi feedback ma nessuno ai vertici è disposto a riceverlo, il problema non è la formazione.

La domanda da fare prima

Non basta chiedere che cosa devono imparare le persone. Bisogna chiedere se l'azienda è pronta a permettere loro di usarlo.

Perché se la risposta è no, stai formando qualcuno per un'azienda migliore. Solo che forse non è la tua.

Fonti

  1. LinkedIn — Workplace Learning Report 2025. Progressione di carriera come motivazione n.1 per imparare.
  2. Gallup — High-development culture. Più profittabilità e doppia capacità di trattenere le persone.
  3. CIPD — Evaluating learning. Valutazione collegata ai gap di performance e al trasferimento nel lavoro.
  4. CIPD — Transfer of learning. Applicare conoscenze e abilità nel lavoro quotidiano.
  5. Business Perspectives — Career development, work stress and turnover intention. Il ruolo moderatore del contratto psicologico.

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